“Le amiche credono nell’amicizia e sono come te. Le amiche scrivono diari e lettere” è un verso di uno dei successi di Paolo Vallesi. Si intitolava “Le amiche”, era del 1991 e apriva il lato B del primo disco omonimo del cantautore fiorentino. L’anno dopo sarebbe arrivata “La forza della vita” a cambiare per sempre la carriera di Paolo. Quelle amiche che si scrivevano lettere non erano semplici versi su un foglio, erano un riferimento – forse inconscio – della corrispondenza che Vallesi avrebbe ricevuto negli anni a venire, testimonianza dell’affetto dei suoi fan. “Nei primi anni Novanta la comunicazione tra artista e fan era davvero solo via lettera – ricorda Vallesi a Postenews – In realtà, finché ho potuto ho risposto a tutti, poi le lettere sono diventate tantissime ed era fisicamente impossibile continuare. Ma non volevo disperderle, perché ogni lettera era unica e c’era di tutto: l’impronta del rossetto, una lacrima. Così le ho tenute in un garage, con l’idea un giorno di rispondere. Poi la cosa si è semplificata con i social, ma si è persia la fisicità che dava una lettera”.

I social hanno anche aiutato gli artisti durante il lockdown, per te che periodo è stato?
“Sono stato inaridito da questo periodo, non ho avuto voglia di scrivere, non tanto per la preoccupazione ma per la complessità del periodo. La forza della vita è diventata un sottofondo continuo delle storie sui social, le parole erano un simbolo del periodo che stavamo vivendo. Dalla Spagna quasi 30 artisti hanno ripreso il brano cantandolo tutti insieme: quel pezzo è tornato ancora una volta agli onori della cronaca”.

E quando è finito il lockdown?
“Appena è tornata la vita con la sua normalità ho ripreso a scrivere. Il disco nuovo dovrebbe uscire sotto Sanremo. In estate sono mancati i live, ma ho comunque sperimentato dei concerti piano e voce che mi sono piaciuti e che hanno avuto ottimi riscontri, tanto che proseguirò nei teatri da solo, senza artifici per riportare la musica e la canzone nella loro crudezza”.

Alla tua attività musicale hai sempre affiancato quella benefica con la Nazionale Cantanti.
“Quella squadra è un aggregatore importante di solidarietà che negli anni ha mosso oltre 90 milioni di euro: io ci gioco dal 1991 e sono un testimone di questa missione, che è incredibile perché unica al mondo. È un dispiacere che in questo periodo, senza pubblico, la raccolta dei fondi sia così difficile. È un problema che riguarda tutta la solidarietà”.

Ci sono state diverse sfide anche con la Nazionale di Poste Italiane.
“Con Poste Italiane abbiamo avuto una partnership che prevedeva diverse partite. Li ringraziamo davvero per l’aiuto, meno per le squadre che ha messo in campo perché… erano troppo più forti di noi. Con quell’organico la squadra di Poste potrebbe giocare in serie B. L’Amministratore Delegato di Poste quando ci siamo incontrati è sempre stato molto molto simpatico e, dopo la prima partita, ho apprezzato che Di Livio, del quale sono un fan essendo un tifoso della Fiorentina, abbia poi schierato squadre più “sostenibili” nelle sfide con noi”.

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