Il Palazzo del Quirinale

Uno dice che il lavoro è quello che diventiamo. O forse qualche volta è solo quello che siamo, perché Carla Di Benedetto è cresciuta nelle Poste, suo padre ci lavorava come direttore provinciale di Agrigento, e quando tornava a casa alla sera si metteva a tavola e cominciava a raccontare tutto quello che era successo durante il giorno in ufficio. E la sua prima volta alle Poste, nel 1990, dopo aver vinto il concorso, dice che è stato come tornare a casa, in quelle cene nella luce della cucina, “e mi è sembrato di ritrovare i posti e le persone, di rivedere tutto quel mondo che la narrazione di papà ci faceva sfilare davanti agli occhi”.

Sacrifici ripagati
Luca Giovanelli invece ci è arrivato da lontano, percorrendo una salita, perché il lavoro è stata la sua vita sin da subito, e ha cominciato a quindici anni, come elettricista in un’azienda, “e alla sera finito il mio turno andavo a scuola, per prendere il diploma come perito elettrotecnico. Ho lavorato anche fuori regione, e all’estero, da elettricista industriale. Non ho mai avuto una giovinezza, non ho mai potuto divertirmi come facevano i miei amici. Ma adesso sono contento di quello che sono e di quello che faccio. Negli anni ’80 è arrivata la crisi, e allora ho fatto due concorsi per trovare un altro lavoro. Li ho vinti tutt’e due, all’Enel e alle Poste. Ho scelto le Poste. Ho cominciato da portalettere. Adesso sono specialista nello staff di recapito, analisi e gestione dei processi a Bergamo. Non ho lasciato indietro niente di quello che ho fatto. Mi è servito tutto per essere quello che sono”.

Come un treno veloce
Carla Di Benedetto e Luca Giovanelli hanno ricevuto l’onorificenza “Stelle al Merito del Lavoro” assieme ad altri novanta colleghi, scelti da una Commissione nazionale istituita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per i dipendenti del Gruppo Poste Italiane. Così come Paola Pelinghelli, sportellista alla succursale 4 di Parma, in via Paganini, Stella anche lei, «per meriti di perizia, laboriosità e buona condotta morale». Pure Paola, come Carla, è entrata nel 1990, “quando le Poste erano il francobollo, la lettera, il telegramma, e ho vissuto tutta la sua trasformazione, questa crescita incredibile che l’ha portata ad essere quello che è adesso, un’azienda ricca di prodotti che è passata dai buoni e dai libretti agli investimenti, ai mutui, alle polizze, fortemente agganciata alla modernità”. Paola Pelinghelli ha scelto di restare sportellista. Era stata nominata direttrice, ma poi la vita l’ha segnata terribilmente e ha preferito rinunciare. Lei è la mamma del piccolo Tommy, il bambino sequestrato e ucciso dal muratore che aveva fatto alcuni lavori per la loro casa, una storia che angosciò tutta l’Italia. Non ha mai mollato, neppure dopo la morte del marito, Paolo Onofri, distrutto dal dolore e finito in coma per cinque anni. “Mi sono trovata in questa situazione”, dice, “che la testa andava per conto suo. È stata dura, troppa sofferenza, troppa fatica. Molto onestamente, ho sentito di dover rinunciare all’incarico. Ma le Poste mi hanno aiutato molto. Mi ha aiutato il lavoro, e l’azienda mi è stata molto vicina, i miei dirigenti a Bologna e qui a Parma in quei momenti mi hanno sempre supportato e non mi hanno mai lasciata sola. Questa non è un’azienda normale. È un’azienda madre. E per me è stata una seconda mamma”.

Successo di squadra
Rosanna Comana, responsabile del Centro di recapito di Domodossola, dice che lei questo riconoscimento lo divide con la sua squadra, “perché senza l’aiuto degli altri non vai da nessuna parte. In questi ultimi 10 anni mi hanno dato l’opportunità di fare formazione. Abbiamo dovuto cambiare mentalità e siamo cresciuti tutti insieme, perché prima era un lavoro di routine, adesso è più faticoso, ci devi mettere del tuo, devi essere più responsabile. Ma è un lavoro dove tu puoi fare la differenza. E dove resti collegato al mondo. Poche aziende come questa puntano sui giovani, offrendo loro molte opportunità. Con la formazione io mi sono resa conto di quanto sia importante tutto questo. Poste Italiane è una grande azienda che ha ancora una funzione sociale, e la sua modernità si riverbera sulla società”.

Insegnare e aiutare
Ecco cos’è il lavoro. Qualcosa che ci unisce agli altri, a tutti gli altri. Calogera Vullo, direttrice dell’Ufficio Postale Alba 1, premiata con la Stella «per l’impegno dimostrato e l’onestà», ma anche per i risultati ottenuti, facendo crescere di un livello il suo ufficio, ha incontrato anche lei il dolore e la tragedia nella sua vita, quando il figlio di 31 anni “ha avuto un incidente in moto ed è morto”. Però Calogera non ha mollato. “Nonostante il trauma, nonostante tutto il dolore che mi strappava il cuore dal petto, io ho continuato a lottare e a fare quello che facevo prima. Non ho ceduto di un passo”. Fra un po’ andrà in pensione Calogera, e potrà fare i viaggi che ha sempre sognato. Ma anche il lavoro è stato un viaggio. Un lungo viaggio dentro di sé per guardare il mondo assieme agli altri. Luca Giovannelli dice che quando guardava i suoi amici andare a divertirsi pensava che un giorno l’avrebbe fatto anche lui. Poi non ha mai avuto il tempo. Ma non riesce a pentirsene. Si volta indietro e vede quanto ha costruito: un mucchio di cose. “Penso di avere insegnato anche qualcosa agli altri”, dice. “Non c’è bisogno di parole per insegnare. Mi tiro su le maniche e faccio vedere come si fa. Guarda, è questo il lavoro. Se lo fai bene non avrai imparato solo a farlo. Sarai una persona migliore, perché chi sa fare un lavoro aiuta gli altri”.