Lettere nella storia: Francesco scrive ai cattolici in cammino

“Al popolo di Dio che è in cammino in Germania”. È il destinatario di una lettera non qualsiasi, firmata da papa Francesco e spedita in un momento delicatissimo della Chiesa non solo in Germania, ma nel mondo. I cattolici stanno dibattendo se rinnovarsi, cosa innovare, come farsi capire dalla gente che vive nei diversi continenti e in culture differenti. Insomma la Chiesa cattolica si ritrova a un bivio della sua storia. E a dare il “la” a tanto sommovimento è una lunga lettera in 13 paragrafi, firmata Francesco. “L’ho scritta da solo e ho impiegato un mese per scriverla. Non volevo coinvolgere la Curia. L’ho fatto proprio da solo. L’originale è in spagnolo e quella in tedesco è una traduzione. Lì ho scritto ciò che penso”. Lo ha chiarito diligentemente lo stesso Francesco di recente, mentre tutte le diocesi del mondo stanno preparando le loro proposte al sinodo dei vescovi.

Conflitto evidente

Alla parte più tradizionale della Chiesa, il sinodo della Germania mette paura e viene accusato quasi di eresia. Il conflitto è evidente e crescente tanto che nello scorso mese di aprile circa 70 vescovi di varia provenienza hanno sottoscritto “una fraterna lettera aperta ai nostri fratelli vescovi in Germania”, snocciolando i timori e sottolineando i punti di maggiore frizione e, a loro avviso, inaccettabili. “Il processo del ‘Cammino sinodale’, come attualmente perseguito dai cattolici in Germania, ha implicazioni per la Chiesa di tutto il mondo, comprese le Chiese locali di cui siamo pastori e i tanti fedeli cattolici di cui siamo responsabili. Ciò che accade in Germania – rilevano i firmatari – ci costringe ad esprimere la nostra crescente preoccupazione per la natura dell’intero processo tedesco del “Cammino sinodale” e del contenuto dei suoi vari documenti”. Allarme rosso quindi.

Il futuro della Chiesa

Differente la prospettiva di Francesco che nella sua lettera del 2019 s’impegnava a camminare insieme tenendo lo sguardo fisso solo su Gesù e il suo Vangelo riletto dal concilio Vaticano II per il nostro tempo. Il papa non sottolinea il conflitto, quanto piuttosto un ritorno dei cattolici al clima dei primi discepoli la mattina di Pasqua dopo l’annuncio della risurrezione di Gesù portato da una donna. “In questo clima – scrive Francesco – desidero avvicinarmi e condividere la vostra preoccupazione riguardo al futuro della Chiesa in Germania. Siamo consapevoli che non viviamo solo un tempo di cambiamenti ma un cambiamento di tempo che risveglia nuove e vecchie domande con le quali è giusto e necessario confrontarsi”.

Lunga fermentazione della vita

Come in quella occasione, “vorrei offrivi il mio sostegno, stare più vicino a voi per camminare al vostro fianco e promuovere la ricerca per rispondere con parresia alla situazione presente” segnata dalla crisi di fede dopo secoli di storia gloriosa. Avviare un cammino sinodale generale è richiesto dalla condizione presente. Si tratta di un sinodo “sotto la guida dello Spirito Santo, ossia camminare insieme e con tutta la Chiesa sotto la sua luce, la sua guida e la sua irruzione, per imparare ad ascoltare e discernere l’orizzonte sempre nuovo che ci vuole donare. Perché la sinodalità presuppone e richiede l’irruzione dello Spirito Santo… Gli interrogativi presenti, come pure le risposte che diamo, esigono, affinché ne possa derivare un sano aggiornamento, “una lunga fermentazione della vita e la collaborazione di tutto un popolo per anni”. Ciò porta a generare e mettere in atto processi che ci costruiscano come Popolo di Dio, più che la ricerca di risultati immediati che generino conseguenze rapide e mediatiche, ma effimere. “Ci vuole una conversione anziché una trasformazione di facciata”.

La missione essenziale della Chiesa

Una Chiesa più evangelica “esige la conversione pastorale. Ci viene chiesto un atteggiamento che, cercando di vivere e di far trasparire il Vangelo, rompa con il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità. La conversione pastorale ci ricorda che l’evangelizzazione costituisce la missione essenziale della Chiesa”. L’evangelizzazione, così vissuta, “non è una tattica di riposizionamento ecclesiale nel mondo di oggi o un atto di conquista, dominio o espansione territoriale; non è neppure un ‘ritocco’ che l’adatta allo spirito del tempo, ma che le fa perdere la sua originalità e profezia; e non è neppure la ricerca di recuperare abitudini o pratiche che davano un senso in un altro contesto culturale. No. L’evangelizzazione è un cammino di risposta e conversione nell’amore a Colui che ci ha amati per primo”. Pertanto “vegliate e siate attenti dinanzi a ogni tentazione che porta a ridurre il Popolo di Dio a un gruppo illuminato”.

Camminare al vostro fianco

La conclusione di Francesco rivela un metodo esortativo e dialogico. “Desidero camminare e camminare al vostro fianco, con la certezza che, se il Signore ci ha ritenuti degni di vivere questo momento, lo ha fatto per far sì che la sua Parola, provochi e faccia ardere il cuore. Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge in avanti”.