Fringe benefits

L’intervento sui i fringe benefit convince le Pmi. In seguito all’estensione della detassazione da 300 a 3.000 euro, stabilita dal Dl Aiuti Quater, il 42% delle imprese quest’anno aumenterà il valore del benefit per i dipendenti. La misura potrebbe dunque avere un impatto positivo sui consumi, anche se la burocrazia rimane un ostacolo: le pmi userebbero di più i benefit se la procedura fosse più semplice, e il 70% vorrebbe eliminare il vincolo del voucher ed erogare direttamente la somma in busta paga. È quanto emerge da un sondaggio condotto da SWG per Confesercenti tra piccole e medie Imprese fino a 50 dipendenti.

Convenienza

Complessivamente, il 43% degli intervistati ha dichiarato l’intenzione di erogare fringe benefits ai dipendenti, e il 42% ha intenzione di aumentarne il valore. A convincere, soprattutto la convenienza del regime di detassazione, citata come motivo principale dal 50% delle Imprese, mentre il 39% avrebbe comunque proceduto ad aumento. L’accesso alla misura, però, rimane complesso. Il 54% delle pmi lamenta vincoli e complessità dei benefit, e il 64% ritiene che, se fosse più semplice, utilizzerebbe di più lo strumento. Il 70% eliminerebbe anche il vincolo di erogazione sotto forma di voucher, scegliendo invece un trasferimento diretto in busta paga, alle stesse condizioni.

La soddisfazione degli esercenti

“La misura sui benefits è stata ben recepita dalle Imprese. Si dovrebbe sfruttare l’occasione per una vera semplificazione della norma: snelliamo e riduciamo le procedure burocratiche dell’attuale regime dei fringe benefits, che ne rendono difficile l’utilizzo da parte delle Imprese”, spiega Confesercenti.

Tredicesima aggiuntiva

“Dobbiamo trasformarli in una tredicesima bis, un trasferimento aggiuntivo nei confronti dei dipendenti cui sia applicata la stessa detassazione oggi prevista per i fringe benefits. E che possa anche prendere la forma di un trasferimento diretto in busta paga, superando l’obbligo del voucher che esclude tante piccole Imprese della rete commerciale. Una misura di questo tipo, secondo le nostre stime, genererebbe fino a circa 1.500 euro aggiuntivi per 5 milioni di lavoratori, per un totale di quasi 7,5 miliardi di maggior reddito disponibile, che andrebbe in gran parte in consumi (+5,6 miliardi di euro). L’onere netto sarebbe di circa 1 miliardo per l’erario, a fronte di 2,1 miliardi di imposte e contributi mancanti e degli 1,1 miliardi recuperati grazie alla spinta alla spesa delle famiglie”.