Velocità e vicinanza alle persone: ecco perché Matteo, il portalettere di Alberobello, viene chiamato Flash
Storie

Velocità e vicinanza alle persone: ecco perché Matteo, il portalettere di Alberobello, viene chiamato Flash

di
La storia del postino che da 40 anni lavora nella cittadina pugliese, patrimonio dell’Umanità per i suoi trulli

Ad Alberobello, nel cuore della Valle d’Itria, ogni vicolo racconta una storia. Tra i trulli Patrimonio dell’Umanità e i viottoli che si aprono come cartoline, da quasi quarant’anni c’è una presenza discreta ma familiare: Matteo, il portalettere che conosce il paese passo dopo passo. “Mi chiamavano Zorro, perché consegnavo la lettera e correvo via”, racconta sorridendo. “Un’altra collega invece mi chiamava Flash, perché ero velocissimo”. Soprannomi nati dalla sua indole sportiva, dalla voglia di dare sempre il massimo: “Facevo tanto sport da giovane e questa attitudine me la sono portata anche nel lavoro”.

Lo spettacolo dei trulli

Matteo lavora in Poste Italiane da 41 anni. Ha iniziato a Bari come portalettere, per poi tornare dopo due anni nel suo paese natale, Alberobello. “È uno spettacolo da vedere. Quando sali sul belvedere e ammiri i trulli e i viottoli resta senza parole: è una meraviglia” racconta ai microfoni del TG Poste. Con il riconoscimento Unesco, Alberobello ha visto crescere in modo significativo la presenza turistica. Un cambiamento che si riflette anche nel lavoro quotidiano del portalettere: “Ci sono molte consegne a mano, c’è contatto diretto con la clientela, che è sempre molto gentile”. E tra strade in salita, scorci mozzafiato e ritmi sostenuti, Matteo continua a muoversi con la stessa energia di sempre.

Qui sopra, il video del TG Poste.