Sono le prime luci del mattino. Una leggera foschia si dirada lentamente all’orizzonte e, adagiata su una roccia, appare una città: Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo. La scenografia è mozzafiato: la Valle dei Calanchi, nell’Alto Lazio, tra il lago di Bolsena a ovest e la valle del fiume Tevere a est.
La “città che muore”
Furono gli Etruschi a fondarla 2.500 anni fa; conobbe un periodo florido anche durante l’Impero Romano, quando furono realizzate imponenti opere di canalizzazione delle acque piovane. Un profondo spopolamento, causato da terremoti, epidemie e dalla continua erosione della collina di tufo e argilla su cui poggia, l’ha resa celebre in tutto il mondo come “la città che muore”. Oggi sono circa una decina le persone che vivono ancora a Civita, raggiungibile solo attraverso un sottile ponte di cemento armato costruito nel 1965 e passando dall’unica delle cinque porte rimaste, Porta Santa Maria.
Sensazione unica
In questa zona, ogni giorno, Gianluca Liviani, uno degli oltre 250 portalettere della provincia di Viterbo, consegna posta e pacchi. “La mia carriera in Poste Italiane è iniziata nel 2015, quasi per caso. Ho inviato il curriculum tramite il sito delle Poste e mi hanno chiamato quasi subito. Questo è sicuramente un posto magico: portare la posta in questo borgo è una sensazione unica. Non ci si annoia mai, ci sono molti turisti, tanta gente nuova, e si sta davvero benissimo”.
Il simbolo del borgo
L’ultima tappa del viaggio a Civita di Bagnoregio è davanti alla chiesa di San Donato, che ha conservato il suo impianto romanico nonostante le trasformazioni subite nel tempo. Gianluca spiega al TG Poste: “È il principale simbolo del borgo e custodisce al suo interno un affresco della scuola del Pinturicchio e un crocifisso della scuola di Raffaello”.
Qui sopra, il servizio del TG Poste