Sabina, portalettere a Belluno: Un lavoro che tiene in allenamento fisico e cervello
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Sabina, portalettere a Belluno: Un lavoro che tiene in allenamento fisico e cervello

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Tra i vantaggi del mestiere anche “l’autonomia che si ha nel lavorare e l’ottimo clima con la gente e gli altri colleghi portalettere”

Sabina Serafini è una delle portalettere in servizio nel centro di distribuzione di Belluno. Ha il compito di consegnare, pacchi in primo luogo, in un’area ampia che comprende località intorno al capoluogo, fino a Sedico e santa Giustina.  “Anche se ho avuto occasione negli anni di poter cambiare mansione, amo troppo lavorare in movimento, a contatto con le persone e nei piccoli paesi. Qui si riesce ancora a costruire un rapporto diretto con chi li abita e li rende vivi. E quando si instaura un rapporto diretto con le persone il lavoro diventa più facile”, afferma.

Il rapporto con la comunità

“Per me è fondamentale il rapporto umano – prosegue Sabina - ti fermano per un caffè, e a volte quando ho tempo ed il giro è terminato lo accetto volentieri.  Sono entrata in Poste Italiane nel ‘96. Lavoravo a Lozzo di Cadore e lì ho scoperto l’esistenza di una piccola comunità di cinesi che lavoravano nell’occhialeria. Già allora consegnavo pacchi che si facevano spedire dalla Cina, un po’ come avviene oggi anche se a ritmi molto diversi dall’epoca. Una volta si facevano spedire cose da mangiare, oggi nei pacchi che consegniamo c’è soprattutto elettronica e li consegniamo un po’ a tutti. Però di quegli anni mi resta il ricordo di quelle persone, che silenziosamente si inserivano nelle nostre comunità”. Da alcuni anni Sabina è riuscita ad ottenere una zona di lavoro più vicina a casa, a Belluno. “Mi è dispiaciuto un po’ lasciare quei posti ma il potermi riavvicinare a casa mi ha dato tranquillità. Giro per i dintorni di Belluno. Il luogo più bello? Secondo me è Tisoi, per le sue case ed i panorami. E anche Bolzano Bellunese. E poi come sempre per il rapporto umano, che è quello che rende unico questo mestiere”. È qui, tra queste antiche case circondate dai boschi – anche se ci sono cellulari e computer – che il sorriso, il passaggio di una busta da una mano all’altra, sono gesti significativi, non routine.

La giornata tipo

Poi una descrizione del lavoro di portalettere: “Il bello di questo mestiere è restare a contatto con le persone, anche se per breve tempo. E poi l’autonomia che si ha nel lavorare e infine l’ottimo clima con gli altri colleghi portalettere. Quando piove o fa freddo? Spostandosi in auto non è un grosso problema, basta organizzarsi come in qualunque mestiere”. La giornata tipo di Sabrina inizia intorno alle 10.00. Bisogna incasellare la posta del giorno, cioè organizzarla secondo il percorso che la portalettere deve fare. Fatto questo e preso in carico le raccomandate e i pacchi si può cominciare. Il lavoro dei portalettere negli ultimi anni è profondamente cambiato: le lettere diminuiscono, e sono aumentati i pacchi. Ce n’è per tutti: privati cittadini, negozianti, studi professionali, amministrazioni pubbliche, anche i turisti negli alberghi.

Il consiglio

“Consiglierei questo lavoro ai giovani, sicuramente. Nel mio caso perché non so mai con certezza dove andrò. All’inizio può sembrare difficile, questo mestiere richiede pazienza e attenzione, e responsabilità. Ma poi conoscendo le zone, le strade, i paesi e soprattutto le persone tutto diventa più facile e gratificante. Ed essere sempre ogni giorno a contatto con situazioni nuove è un ottimo stimolo. No, non ci si annoia, il cervello è sempre in azione. Ci sono i pacchi da consegnare a persone sempre diverse, ognuna con la propria storia”. Nell’epoca degli smartphone, anche la portalettere risalendo i tornanti accompagnata dal sottile rumore dell’auto elettrica, con una stretta di mano, può aiutare a costruire e a tenere in piedi le piccole comunità che non si disperdono, anzi si stringono sempre di più in un sentimento di appartenenza.