Ampio spazio sulla stampa nazionale all’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria lanciata da Poste Italiane su Telecom Italia. “L’offerta di Poste da 10,8 miliardi per comprare tutta Tim”, titola in prima pagina il Corriere della Sera, che approfondisce i dettagli dell’operazione all’interno. L’obiettivo, si legge, è “promuovere il consolidamento delle telecomunicazioni in Italia. Così, a marzo 2025, Poste Italiane spiegava la decisione di diventare primo azionista di Tim. Nessuno avrebbe però immaginato che, per perseguirlo, un anno più tardi – spiega l’articolo a firma di Francesco Bertolino – la società guidata da Matteo Del Fante avrebbe promosso una scalata proprio al primo operatore telefonico nazionale. E, invece, a sorpresa ieri il consiglio di Poste ha annunciato il lancio di un’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) da 10,8 miliardi per comprare tutta Telecom Italia. Se andrà a buon fine, riporterà Poste e Telecomunicazioni sotto un unico gruppo a controllo pubblico. Un ritorno al passato, ma con l’intento di proiettare l’Italia nel futuro dell’intelligenza artificiale”.
Un campione nazionale
Repubblica titola “La scalata di Poste a Tim, offerta da 10,8 miliardi per la totalità delle azioni”, sottolineando che per Poste, “il gruppo finale nascente sarà dotato di una governance stabile, nella quale l’azionista di maggioranza, considerate anche le quote di Cdp (per oltre l’80% del Mef), rimarrà comunque lo Stato italiano con una partecipazione sopra il 50% del capitale. Il completamento dell’operazione è previsto entro la fine del 2026”. Sulla prima pagina del Messaggero campeggia il titolo “Opas di Poste su Tim, offerta da 10,8 miliardi. Un pilastro per l’Italia”. Il quotidiano romano dedica un lungo focus titolato “Un campione nazionale” all’operazione, ricostruendo la storia di Telecom Italia: “Oggi, con l’Ops di Poste viene sancita la naturale evoluzione della strategia del gruppo guidato dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante e dal Direttore Generale Giuseppe Lasco: il più grande network distributivo nazionale e operatore sistemico che diventa un abilitatore della trasformazione digitale del Paese. La combinazione delle due aziende propone un mix di attività diversificato e generatore di cassa con solidità finanziaria e ampie riserve patrimoniali distribuibili. Dall’integrazione di Poste Italiane e Tim nasce un nuovo gruppo industriale con sinergie di ricavi e costi stimate in 0,7 miliardi annui. Un cerchio che si chiude: una nuova vita per Tim, ma anche per Poste, che il mercato non potrà ignorare”.
Leadership in molti settori
Sulla Stampa il titolo è “La mossa delle Poste. Opas da 10,8 miliardi su Tim. Lo Stato sarà il primo socio”: “Oltre al profilo industriale e strategico che vedrebbe in Italia il gruppo con posizioni di leadership in molti settori – sottolinea il quotidiano di Torino – ci sono le sinergie. L’integrazione consentirà di ottenerne 700 milioni di sinergie ogni anno, con un impatto neutrale sul dividendo 2026 di Poste e positivo sull’utile dal 2027. Le sinergie saranno per 500 milioni sui costi e per oltre 200 milioni sui ricavi. Gli oneri una tantum necessari per raggiungere questo obiettivo sono invece stimati in 0,7 miliardi spalmati in più anni”. Anche La Verità dedica un servizio all’offerta lanciata ieri sera: “Poste vuole tutta Tim: offerti 10,8 miliardi”. “PosTim, se così possiamo chiamarla si candida a essere la ‘più grande infrastruttura connessa in Italia’, con ‘posizione di leadership nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica, nella logistica’ e chiaramente ‘nelle telecomunicazioni’ – sottolinea La Verità – Le sinergie previste sono di circa 0,7 miliardi l’anno combinando ‘una rete fisica estremamente capillare - costituita da quasi 13.000 uffici postali, gli oltre 4.000 punti vendita Tim e una rete di oltre 49.000 partner terzi - con una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi, facendo leva sull’App ‘P’ di Poste Italiane, leader con oltre 4 milioni di utenti attivi giornalieri concepita come piattaforma scalabile per l’integrazione di nuovi prodotti e servizi, inclusi quelli di tic di cui Tim diventerà unica fabbrica prodotto”.