L’operazione Poste-Tim guadagna – come ovvio - l’apertura dell’Economia del Corriere della Sera dove, in prima pagina, campeggia la foto dell’Ad di Poste Italiane, Matteo Del Fante. All’interno, un lungo articolo parla di “Esame di stato” per “la piattaforma italiana dell’AI”, attesa “alla prova del mercato”.
La spinta al digitale
“La combinazione di Poste e Tim di cui il governo avrà il 50,1% – consentirà – si legge sul Corriere – la creazione di un fornitore di infrastrutture critiche per la pubblica amministrazione e le imprese – ha detto il Ceo del gruppo delle spedizioni, Matteo Del Fante – e promuoverà l’evoluzione digitale nell’era dell’AI, rafforzando la sovranità del cloud la protezione dei dati”. Attraverso l’unione con TIM e i suoi servizi digitali, Poste punta così a diventare “la piattaforma italiana dell’intelligenza artificiale, sostenendo investimenti che non sono alla portata delle dimensioni medie delle imprese italiane”. Il Gruppo – scrive ancora il quotidiano diretto da Luciano Fontana – intende diventare il tramite per diffondere cloud, Internet delle cose e AI fra le piccole e medie imprese italiane, contribuendo a ridurre il loro ritardo nella digitalizzazione”.
La sfida dell’integrazione
Quella dell’integrazione sarà la vera sfida per Poste “che determinerà il successo o il fallimento di un’aggregazione da 10,8 miliardi senza precedenti in Europa che coinvolge 150 mila dipendenti e decine milioni di clienti. Del Fante è convinto che l’operazione dischiuderà opportunità di sviluppo significative, stimate in 700 milioni di sinergie all’anno. Poste e Tim hanno già iniziato a collaborare nel settore dei servizi alle imprese, offrendo polizze, cybersecurity, IOT e cloud. Quanto ai servizi ai consumatori, poi, i prodotti Tim potranno approdare nei 13 mila uffici postali che, uniti ai quattromila punti vendita dell’operatore telefonico, daranno al marchio grande forza commerciale. I servizi della compagnia telefonica potranno poi approdare sulla superapp “P” di Poste a cui si collegano ogni giorno 4,2 milioni di utenti” chiarisce L’Economia del Corriere.
Hub dei servizi
Il settimanale Moneta, allegato a Libero e Giornale, dedica la copertina all’Amministratore Delegato Matteo Del Fante e al Direttore Generale Giuseppe Lasco: “Un tandem per l’Amazon dei servizi”. All’interno si legge:
“Alla base dell'offerta pubblica su TIM l’obiettivo di realizzare un maxi hub digitale riunendo tutto sotto un unico tetto. Il punto di forza è la rete commerciale più estesa del Paese”. “L’azienda – aggiunge Sofia Fraschini – ha poi rafforzato il proprio cuore finanziario come si fa con un motore nuovo dentro la carrozzeria di un’auto d’epoca. I servizi bancari, assicurativi e di pagamento sono diventati centrali e remunerativi, la spinta e-commerce ha aiutato i pacchi a prendere il posto delle lettere. La logistica è diventata una nuova freccia a disposizione di un variegato arco. Come un ponte sospeso trapassato e futuro, Poste ha iniziato poi a collegare i suoi uffici fisici con app, piattaforme e servizi online”. “Ora – prosegue l’articolo – con la presa sul 100%, il gruppo tlc porterà telecomunicazioni, connettività, flusso continuo di dati proiettando Poste anche verso le imprese e la Pa con tutta una serie di servizi tagliati su misura per il mondo corporate. Una parte rilevante dell'offerta che al gruppo mancava. Il nodo strategico non è solamente acquistare Tim, ma trasformare Poste. L'obiettivo è far evolvere il gruppo da prima rete distributiva del Paese a principale infrastruttura digitale d'Italia”. Il settimanale ospita anche un’intervista al CFO di Poste Camillo Greco, che precisa: “Tim sarà un ulteriore veicolo di crescita per il gruppo. Una leva importante sarà il cosiddetto cross selling, ovvero la vendita dei nostri prodotti alla clientela delle grandi aziende e della pubblica amministrazione di TIM, come conti correnti, carte di pagamento e polizze. Allo stesso modo, i nostri 13 mila uffici postali, che già vendono Poste Mobile, potranno proporre i servizi di TIM, che è un marchio storico della telefonia. Abbiamo stimato 200 milioni di efficienze di fatturato. Altri 500 milioni arrivano, in parte, dall'efficientamento del debito, grazie al fatto che oggi TIM ha un rating più basso del nostro e rifinanziare il debito costa meno. Il resto è legato a una razionalizzazione dei costi, come attività di acquisto congiunto delle forniture e strutture interne che possono funzionare meglio se messe a lavorare insieme”.
Per i consumatori
“Cloud, rete e risparmio il piano di Del Fante” è il titolo su Affari&Finanza di Repubblica: anche qui una lunga analisi dell’operazione nella quale “dopo circa un anno di studio, il management di Poste è arrivato alla conclusione che le sinergie industriali che possono realizzare insieme le due aziende italiane sono tali da giustificare una piena integrazione”. Il piano industriale è molto semplice e “potrebbe sintetizzarsi con la frase ‘riempiamo gli zainetti dei nostri venditori’. Nel senso che la rete di distribuzione di Poste, fatta di ben 14 mila uffici postali, dalla superapp digitale e di 49 mila negozi di terzi potrà essere riempita in futuro con tutti i prodotti a marchio TIM diretti al pubblico dei consumatori – si legge ancora su Repubblica – Che spaziano dalla telefonia mobile alla connettività alla rete in fibra ottica, ai servizi di Tim Vision. Prodotti che si aggiungono a quelli già commercializzati con il marchio Poste come la corrispondenza e i pacchi, i servizi di pagamento, l’energia, le assicurazioni e il risparmio gestito”.
La vicinanza ai cittadini
Sull’inserto di Repubblica si trova anche un’analisi a firma di Francesco Manacorda: “Pacchi e finanza. C’è vita oltre le lettere”, è il titolo che mette in evidenza il calo delle lettere, ampiamente compensato dai nuovi servizi: “Il postino suona sempre molte volte: per portare un pacco o una raccomandata, naturalmente, ma anche per offrirti l’identità digitale, un conto corrente, una carta di credito, una polizza assicurativa, un contratto telefonico. In Italia, la mossa di Poste su Tim spariglia i rapporti tra i due soggetti, ma di fatto si inserisce in una tendenza planetaria”, si legge su Affari&Finanza, che offre una panoramica internazionale del settore. “La relazione diretta tra crescita dell’economia e crescita della corrispondenza si è interrotta ormai da decenni e, come illustra il rapporto ‘State of the Postal Sector 2025’ dell’Upu, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite, tra il 2006 e il 2023 il Pil globale è cresciuto del 75%, ma nello stesso periodo i ricavi postali sono saliti solo del 4%”. In questo scenario la consegna dei pacchi dell’e-commerce “rappresenta ormai circa il 60% dei ricavi da corrispondenza e logistica di Poste Italiane” e BancoPosta, le assicurazioni e gli altri servizi finanziari sostengono oltre il 70% dei 13 miliardi di fatturato di Poste. Interessante anche il dato anagrafico messo in evidenza dall’articolo: “Sempre l’Upu segnala che nel mondo ci sono circa 650 mila uffici postali: una presenza di prossimità che funziona soprattutto in società dove la popolazione invecchia e dove la geografia non aiuta gli spostamenti; anche qui i paralleli tra Italia e Giappone sono immediati. Dall’identità digitale a ogni genere di pagamento, passando anche per la telefonia e per servizi che fino a qualche tempo fa erano appannaggio esclusivo dello Stato, l’ufficio postale diventa non solo uno ‘one stop shop’, una sorta di supermercato dei servizi, ma in alcuni casi anche l’interfaccia più vicina tra macchina statale e cittadino”.