Il 18 giugno ricorre la Giornata internazionale per contrastare i discorsi d’odio promossa dalle Nazioni Unite, un’occasione utile per riflettere sui meccanismi che guidano le nostre interazioni online e la diffusione di contenuti offensivi.
L’odio corre in rete ma non nasce dalla rete, il digitale e i social possono però contribuire ad amplificarlo per la loro grande capacità di raggiungere in pochissimo tempo milioni di persone.
Per questo è importante comprendere cosa sono i discorsi d’odio e quali comportamenti contribuiscano, anche involontariamente, ad aumentarne la visibilità.
Cos’è l’hate speech
Non tutto ciò che è aggressivo online è automaticamente hate speech. Una critica può essere sgradevole, una polemica aspra ma non per questo si tratta necessariamente di discorso d’odio. Diverso è quando le parole non colpiscono più ciò che una persona dice ma ciò che è, ad esempio nella sua identità, credo o appartenenza culturale come illustrato nell’infografica Cos’è l’hate speech.
Gli algoritmi dei social non sono necessariamente progettati per diffondere contenuti offensivi, tendono però a premiare e dare visibilità a ciò che ottiene la nostra attenzione e provoca reazioni con like, condivisioni o commenti. Ogni nostra attività online lascia una traccia, anche un commento indignato può contribuire a far diventare virale un contenuto d’odio, magari creato appositamente al solo scopo di suscitare rabbia in chi guarda come nei casi di rage bait (letteralmente “esca per la rabbia”).
Riconoscere e fermare la viralità dei contenuti d’odio
Come utenti possiamo adottare diverse strategie per non farci manipolare e imparare a riconoscere i contenuti d’odio. Fermarsi prima di condividere è una prima semplice azione da far diventare una buona abitudine: chiedersi se il contenuto ha l’obiettivo di informare o solo provocare, prestare attenzione all’autore del post, cercare riscontri autorevoli alla notizia per verificare che non si tratti di disinformazione.
La grande diffusione di sistemi di intelligenza artificiale generativa ha aumentato la produzione di contenuti e può rendere più complesso distinguere un video autentico da uno alterato. Allo stesso tempo le grandi potenzialità dell’AI possono aiutare ad individuare contenuti potenzialmente dannosi, analizzare la modalità con la quale si stanno diffondendo e intercettare manipolazioni delle reazioni social. Capacità tecniche ancora in evoluzione e che possono andare ad affiancarsi alla necessaria responsabilità di ciascun utente nella gestione delle proprie interazioni online.
Contenuti multimediali disponibili sul sito Poste Italiane
Il percorso di Educazione Digitale della Corporate University si propone di fornire agli utenti una panoramica tra le innovazioni tecnologiche e digitali, attraverso webinar gratuiti e contenuti multimediali sempre gratuitamente disponibili all’interno della sezione web.
Per approfondire i temi sono disponibili i videopodcast sottotitolati e tradotti in LIS Odio in rete: hate speech e rage bait e La rage bait economy e l’infografica Come riconoscere il rage bait.
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