“I quattro amici al bar di Gino Paoli e la sicurezza emotiva di Poste”. La recensione di Aldo Grasso
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“I quattro amici al bar di Gino Paoli e la sicurezza emotiva di Poste”. La recensione di Aldo Grasso

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Sull’Economia del Corriere della Sera, il critico televisivo commenta: “La leggerezza del racconto rende la campagna piacevole ed efficace”

“C’è una canzone di Gino Paoli che racchiude l’essenza dell’Italia che fu, quella della memoria e degli affetti. «Quattro amici al bar» – o meglio, «Quattro amici», dato che il bar era già sottinteso nel titolo originale del 1991 – racconta di un’amicizia fraterna, di birre e di sogni capaci di resistere al tempo. Poste Italiane ha preso questo classico, lo ha lucidato e ne ha fatto la colonna sonora del suo nuovo spot per buoni fruttiferi e libretti postali, firmato con Cdp”. Lo scrive Aldo Grasso sull’Economia del Corriere della Sera. “Il risultato – spiega il critico televisivo – è un prodotto pubblicitario che funziona proprio perché si muove su un sentiero già brillantemente battuto”.

La bontà di un’intuizione

Secondo Aldo Grasso, “il punto di forza dello spot è nella sua coerenza strategica: i buoni postali non promettono rendimenti da trading, bensì vendono sicurezza emotiva. E su questo terreno Poste è maestra. I numeri confermano la bontà dell’intuizione: sono 27 milioni gli italiani che scelgono questi strumenti, per uno stock che a fine 2025 ha sfiorato i 324 miliardi di euro. Cifre che descrivono una vera istituzione del risparmio nazionale. Nel recupero nostalgico del passato e del brano di Gino Paoli – conclude – si avverte forse un sapore di già visto. Tuttavia, il rischio di déjà-vu, per chi vende stabilità da ben 150 anni, non è un problema. Al contrario, la leggerezza del racconto rende la campagna piacevole ed efficace”.

Qui sopra, lo spot di Poste sul risparmio postale