Famiglia Cristiana sui colli bolognesi con il postino delle monache: “Per noi pacchi, riviste e le lettere dei detenuti”
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Famiglia Cristiana sui colli bolognesi con il postino delle monache: “Per noi pacchi, riviste e le lettere dei detenuti”

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Il settimanale ha seguito il portalettere in questa consegna particolare: “Entrare nel monastero mi dà modo di tirare un bel respirone e abbassare il ritmo per rigenerarmi”

Per tutti è il “postino delle monache”. Gregory Day, italo-inglese, 43 anni, portalettere da 2 anni, consegna infatti la posta al monastero, che sorge in una zona residenziale della città di Bologna. La sua storia è raccontata in un servizio di Famiglia Cristiana, che spiega: tre volte a settimana sale sul suo scooter a tre ruote, quello con il bauletto giallo di Poste Italiane, e va al monastero delle Carmelitane Scalze di via Siepelunga, intitolato al Cuore Immacolato di Maria, devozione sorta dopo l’apparizione della Madonna a Fatima, nel 1917. Siamo in una zona residenziale e tranquilla tra Murri Alta e i primi Colli di Bologna, con palazzine, ville e piccoli condomìni immersi nel verde, circondata da parchi e giardini che offrono un magnifico panorama del capoluogo emiliano.

Oasi di pace

Il civico 51 si trova in collina: “La strada inizia a salire e lo scooter sente la pendenza - spiega Gregory - Mi inerpico su questa via e lascio dietro di me la ‘Murri bassa’, con negozi, bar, servizi: insomma, l’area più urbana e trafficata della città. Le prime volte che venivo qui pensavo non ci fosse nessuno. All’inizio ero intimorito, mi sono detto: suono una volta sola, poi se nessuno risponde lascio la posta e vado via. E invece… Mi accolgono sempre cordialmente e non di rado scambiamo qualche parola”, aggiunge Gregory. “Certo, io vado sempre di corsa, devo finire il giro, ma l’aspetto bello del mio lavoro è il rapporto umano che non viene mai meno. E poi, entrare in questo monastero, tra questi alberi… beh, mi dà modo di tirare un bel respirone e abbassare il ritmo per rigenerarmi”.

Uno strappo alla regola

Se la posta non richiede la firma al ritiro, spesso il ragazzo la lascia nella ruota. “È ancora quella originaria”, spiega a Famiglia Cristiana suor Teresa Benedetta, la madre priora. “Spesso, però, occorre la firma, ormai è tutto digitale, quindi capita che la consorella che in quel momento si occupa della portineria esca fuori e lo incontri di persona”. Per loro, che sono di clausura, è un piccolo strappo alla regola. “Per noi – ha spiegato a Famiglia Cristiana la madre priora - avere le riviste cartacee è importantissimo, ci offrono uno spaccato della realtà, ci aiutano a riflettere. I giornali possiamo sfogliarli, toccarli, ma anche conservarli per la nostra riflessione. Quanto leggiamo, poi, confluisce nella nostra preghiera ed è argomento di condivisione”. I periodi più intensi sono quelli di Pasqua e di Natale: “Allora, partono e arrivano da qui tantissime lettere di auguri. Ogni monaca vuole scrivere ad amici, fratelli, nipoti, pronipoti… Abbiamo anche una fitta corrispondenza con alcune persone detenute e ci piace curare la carta e le buste delle nostre missive”.