«Bongiornö signöra völessö mandè quattro nocattole da má niavö a Roma. Comö ghi pödemo spediscio?”. “Ghi pödemo mandè cù ‘n pacco veloce. Ghe riva no giro d’ pochê giörne”. Potrebbe sembrare un dialogo tra cittadini di un paese alpino. Invece, avviene allo sportello di un ufficio postale siciliano. Succede in particolare a Nicosia, dove i nocattoli sono il dolce tipico e il galloitalico continua a vivere anche grazie a gesti quotidiani e a chi sceglie di non abbandonarlo. Come ha scelto di fare Ina, direttrice dell’ufficio postale di Nicosia che parla in dialetto con i suoi clienti. Salvaguardare una tradizione linguistica è, per lei, il modo di salvaguardare anche l’identità e la storia di un’intera comunità.
I clienti si sentono a casa
“In ufficio già all’accoglienza mi rivolgo ai miei concittadini nella nostra lingua – racconta la direttrice -. È una scelta naturale e che ci rende orgogliosi. È certamente un mezzo per sentirsi compresi e a proprio agio, come a casa. Ma è anche un modo per tramandare l’idioma”. Per la direttrice, infatti, parlare in galloitalico con i clienti non è solo una scelta comunicativa: è un atto di riconoscimento e appartenenza. Cinquantacinque anni, nicosiana, una laurea in Lettere Moderne e un passato da insegnante. Entrata in Poste Italiane nel 1996 a Reggio Emilia, Fiscella ha scelto anni dopo di rientrare nella sua città natale. Dal 2002 lavora negli uffici postali di Nicosia, dove ha costruito una carriera che l’ha portata dalla mansione di operatrice di sportello alla sala consulenza fino all’attuale ruolo di responsabile. “Per noi è la prima lingua, la nostra radice”, afferma Ina.
Il galloitalico
Il galloitalico di Nicosia è una parlata alloglotta di origine lombardo-piemontese, eredità della dominazione normanna, che sorprende per la sua sonorità così distante dai dialetti siciliani circostanti. Insieme a centri come Sperlinga con cui condivide una certa somiglianza linguistica, e nell’Ennese anche Aidone e Piazza Armerina, Nicosia rappresenta uno dei luoghi in cui questa tradizione è ancora viva. Non a caso, queste varianti sono riconosciute nel REIS, il Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia. Se tra i cittadini più anziani rappresenta la prima lingua, in alternanza al siciliano in presenza di persone esterne alla comunità, tra le nuove generazioni l’uso del galloitalico è sempre meno frequente. Ma anche a scuola, come in ufficio postale, alcuni insegnanti tramandano il dialetto galloitalico, per esempio, nelle recite scolastiche. Come Ina, la comunità nicosiana è consapevole che proprio con il gergo quotidiano si possano salvare parole ed espressioni di una lingua patrimonio identitario di un intero territorio.