A dieci anni dal terremoto, il Messaggero, nell’edizione di Rieti, racconta la storia di Daniela Fabiani, 47 anni, portalettere di Poste Italiane a Cittareale. Prima del sisma del 2016 viveva e lavorava ad Amatrice: la sua casa è andata distrutta ed è stata costretta a ripartire dopo essere stata estratta dalle macerie insieme ai figli. “Il terremoto ha segnato profondamente la mia vita personale e professionale – racconta -Ogni giorno cerco di essere una presenza affidabile per le persone che vivono in un territorio che porta ancora indelebili i segni del sisma”.
Il significato profondo del portalettere
In quel momento difficile, il sostegno di Poste Italiane le ha permesso di scegliere una nuova sede di lavoro e di proseguire la propria attività. Da otto anni Daniela percorre quotidianamente il territorio montano di Cittareale, tra frazioni isolate, soluzioni abitative d’emergenza ancora operative e aree interessate dalla ricostruzione. “Da allora il mio ruolo ha assunto un significato ancora più profondo” spiega.
Il rapporto con le persone
A raccontare il rapporto con le persone sono anche i piccoli gesti quotidiani: capita che alcuni residenti la aspettino anche quando non devono ricevere nulla, invitandola a fermarsi per un caffè o per assaggiare biscotti fatti in casa. Per Daniela, questi gesti rappresentano la conferma che il lavoro di portalettere, nei territori più fragili e isolati, può assumere una funzione che va oltre la consegna della corrispondenza: “Il passaggio del portalettere rappresenta anche un momento di incontro e di socialità”, spiega al Messaggero.