Una cinquantina di residenti, un centro storico fatto di vicoli, scalinate e piazzette e una distribuzione della corrispondenza che avviene ancora a piedi. È Marcetelli, il comune più piccolo del Lazio, dove da pochi mesi lavora Elisa Corradetti, 35 anni, portalettere di Poste Italiane da quattro anni. Il Messaggero, nell’edizione di Rieti, racconta il suo lavoro quotidiano in uno dei centri più piccoli e isolati del territorio.
Presenza costante sul territorio
“Prendere servizio a Marcetelli mi ha permesso di confrontarmi con una realtà molto diversa da quelle in cui avevo lavorato in precedenza. Qui il territorio richiede una conoscenza approfondita del paese e delle sue caratteristiche, perché ci si muove tra vicoli, scalinate e strade che non sempre possono essere affrontate come in un contesto urbano”, racconta Elisa. Anche gli indirizzi possono rappresentare una difficoltà: alcuni sono poco tracciati, in disuso o complicati da individuare.” “È un lavoro che richiede attenzione, capacità di adattamento e una presenza costante sul territorio. Particolarità che rendono la mia esperienza professionale molto stimolante”, aggiunge la portalettere.
Il lavoro gratificante
A Marcetelli, però, la consegna della corrispondenza diventa anche un momento di relazione con la comunità. “Con le persone, si è creato subito un rapporto molto positivo. In una comunità così piccola ci si conosce facilmente e ogni consegna diventa un'occasione di incontro e di dialogo”, spiega Corradetti. E soprattutto con gli anziani il portalettere può diventare una presenza familiare: “Molti residenti, soprattutto gli anziani, vedono nel portalettere una presenza familiare e un punto di riferimento”. È un aspetto del lavoro che, sottolinea al Messaggero, le permette di percepire direttamente il significato del servizio: “Questo rende il mio lavoro particolarmente gratificante e mi fa percepire concretamente il valore del servizio che Poste Italiane offre anche nei centri più piccoli e isolati”.
Le difficoltà dei primi giorni e l’aiuto delle persone
Nel suo racconto c'è anche un episodio legato ai primi giorni di servizio. Orientarsi nel borgo non era semplice, anche perché in alcune zone “il segnale telefonico è assente e non è possibile affidarsi ai navigatori”. Fu allora che furono gli stessi abitanti ad aiutare la nuova portalettere. “Sono stati gli stessi residenti ad accompagnarmi a piedi tra le stradine del paese, indicandomi indirizzi, cognomi e numeri civici. È stato un gesto di grande disponibilità che mi ha fatto sentire subito accolta”, ricorda Elisa. Un aiuto che, spiega ancora al quotidiano, non è rimasto limitato ai primi giorni: “Quell’aiuto iniziale è diventato la base di un rapporto di fiducia che continua ancora oggi e che rende il mio lavoro così speciale”.