“Fratelli tutti”. Inizia con queste parole una Lettera tra le più importanti di questo terzo millennio. Una Lettera solenne con destinatario non una persona in particolare ma l’intera umanità. Si tratta infatti di una enciclica, alla quale i papi da secoli ricorrono per trattare argomenti delicati o scottanti in un dato momento storico. Firmata da papa Francesco, “Fratelli tutti” attualizza un appello di san Francesco. Si tratta di una enciclica sociale su temi politici ed economici con l’intento di suggerire una via per superare mali e storture che in tanti – specialmente i poveri e gli ultimi, scartati, o emarginati – provati da fragilità le più diverse patiscono nell’indifferenza e nella irrilevanza sociale. È un tentativo importante di Francesco di aiutare a guarire il mondo dove le cose non vanno bene e l’individualismo prevale sulla solidarietà. Tante sono le encicliche famose, ma nessuna svela altrettanto i motivi personali del papa per scriverle. “Fratelli tutti”, terza enciclica di Francesco, racconta, invece, come e perché il papa abbia rotto gli indugi e l’abbia scritta. Il seme si ritrova nella comune Dichiarazione sulla Fratellanza firmata lo scorso anno ad Abu Dhabi con il Grande Imam Amhad Al Tayyeb. Primo testo della storia concordato tra un capo della Chiesa cattolica e un capo autorevolissimo dell’Islam. Iniziativa agli antipodi del risolvere le divergenze con la guerra.

Nuovo segno di amicizia sociale

“Questa enciclica – racconta Francesco nei primi paragrafi del minuzioso testo – raccoglie e sviluppa grandi temi esposti in quel Documento che abbiamo firmato insieme. E qui ho anche recepito, con il mio linguaggio, numerosi documenti e lettere che ho ricevuto da tante persone e gruppi di tutto il mondo”. Si può ben dire perciò che non si tratta di una Lettera in solitario ma di una Lettera di lettere. Nelle confidenze di Francesco c’è di più. “Consegno questa enciclica sociale come un umile apporto alla riflessione affinché, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole. Pur avendola scritta a partire dalle mie convinzioni cristiane, che mi animano e mi nutrono, ho cercato di farlo in modo che la riflessione si apra al dialogo con tutte le persone di buona volontà”.

Le incertezze della pandemia

E poi il contesto che ha incalzato i contenuti. “Proprio mentre stavo scrivendo questa lettera, ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia del Covid-19, che ha messo in luce le nostre false sicurezze. Al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme. Malgrado si sia iper-connessi, si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti. Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà”. Quindi un desiderio sotteso a tutta l’enciclica: “Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità”.  Ecco “un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato”. L’importante è “sognare insieme! Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme”. Sogniamo “come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”. L’enciclica rimette in circolo nella storia la parola fraternità, emblema con libertà e uguaglianza della Rivoluzione francese. Senza la fraternità, accantonata per due secoli, quella rivoluzione era monca. Ora si può girare pagina per un mondo nuovo.