Poste, la bandiera più grande della storia del nostro Paese

Se la vuoi vedere bene devi essere un gabbiano di Roma. O un drone. Se la vuoi vedere bene, questa bandiera, dovresti prima di tutto poter volare. Perché non basta un grandangolo per raccontarla, una bandiera così, questo è il tricolore più grande di tutta la storia italiana: è una bandiera lunga come la pista di un piccolo aeroporto, è alta 60 metri, è larga 15, occupa l’intera facciata di un grattacielo, questa bandiera avvolge la sede di Poste Italiane a Roma.

Una foto di gruppo senza precedenti

Per vederla bene, questa bandiera di Poste, ti serve un binocolo, per capirla ti serve un elenco del telefono. Perché questa bandiera non è solo una combinazione di colori, ma è molto di più: un coro, un affresco, un puzzle, questo drappo sono 1.200 volti, la più grande foto di gruppo mai scattata in una azienda italiana. Nei giorni in cui una bellissima squadra azzurra torna a far sognare, sollevata dall’entusiasmo dei suoi ragazzi, può accadere di tutto. Mentre il Paese torna a respirare dopo il lungo inverno della pandemia, ci sembra che si possa riaccendere qualsiasi speranza.

Il “portalettere” più famoso

Nei giorni in cui durante il campionato Europeo l’Italia fa tornare la gente negli stadi, nei giorni in cui sulle pagine dei giornali il mister Roberto Mancini consegna pacchi gialli come se fosse il portalettere più famoso del gigantesco quartiere-Italia (un quartiere con sessanta milioni di porte), bene, in un giorno così può accadere di tutto: Poste sceglie di farsi ancora una volta Nazione, e – per la prima volta – di essere anche Nazionale.

#Posteitaliani

Per misurarla bene, questa bandiera, devi mettere insieme 900 metri quadrati di stoffa. Per interpretarla devi indagare migliaia di sguardi, il primo piano di donne e uomini che lavorano per il più grande datore di lavoro italiano, e che si trovano per la prima volta raffigurati tutti insieme, tutti raccolti in un unico tricolore. Ma se vuoi conoscere il suo nome ti devi divertire con i giochi di parole: perché questa bandiera si chiama #POSTEITALIANI. Se vuoi sapere di cosa è intessuto, questo tricolore, devi immaginare che il suo ordito è fatto di volti, corpi, sorrisi.

Gigantesco rito

Se vuoi capire cosa significa, questo gigantesco rito collettivo, devi provare a immaginare quanto lavoro ci è voluto, per mettere insieme questi 900 metri, questi 1200 cervelli, questi 2400 occhi. Devi pensare quanto è stato importante, per i dipendenti che hanno accettato di posare, “metterci la faccia”, quando gli azzurri hanno iniziato il loro viaggio giocando contro la Turchia nel segno della vittoria (l’11 giugno, allo stadio Olimpico).

Una “bella bandiera”

Se vuoi sapere cosa la fa sventolare, questa bandiera, devi pensare che Poste è diventata Top Sponsor della Nazionale, al fianco della Federazione Italiana Giuoco Calcio, perché sostiene il progetto di rinnovamento che la FIGC porta avanti da tempo. Ciò che muove questo enorme drappo – dunque – sono anche sogni, e idee, un grumo essenziale di valori condivisi, quelli dello sport, della lealtà, lo spirito dello spogliatoio. Se non vuoi dimenticarla, questa bandiera, devi sapere già che – anche quando si spegneranno i riflettori, anche quando questo torneo sarà finito – resterà il senso di una identità, il rapporto profondo con il Paese, e la grande aspirazione a fare squadra per raggiungere i traguardi più ardui. Le bandiere, quando – come diceva Pierpaolo Pasolini – sono “belle bandiere”, è perché riescono a raccontarci tutto questo: capacità di sintesi, senso dell’identità.

La prospettiva bassa

Siccome non sono un drone, e nemmeno un gabbiano, e purtroppo non so nemmeno volare, una mattina ho preso la mia macchina e sono andato a vedere questa bandiera, piantata nel più importante quartiere monumentale, proprio nel cuore della storia di Roma, all’Eur. Sono andato a vedere nell’unico modo in cui potevo: dal grado zero, dalla prospettiva bassa, quella concessa a noi – come direbbe Eugenio Montale – che siamo della razza “di coloro che restano a terra”.

Fino alla fine

È bello sapere che questo tricolore rimarrà esposto all’entrata Sud della città fino alla fine degli Europei; fare questa passeggiata; alzare la testa all’insú, per guardare il tricolore più grande della storia d’Italia, questa bandiera tutta “intramata” di occhi, di sguardi, di sorrisi e di intelligenze, e immaginare quanto sarebbe bello venire a festeggiare qui, una vittoria epocale.

La gioia di un popolo

Se la vuoi vedere bene devi volare, se la vuoi far sventolare devi pensare ai valori che uniscono un intero Paese, se la vuoi usare per festeggiare devi sperare che gli azzurri vincano. Se la vuoi abbracciare, in un grande girotondo all’Eur, questa bandiera, devi essere cento mani, una collezione di cuori, devi chiudere gli occhi e pensare ad una notte magica in cui, mille donne e uomini che mettono la faccia, possono diventare il simbolo che racconta la gioia di un intero popolo.

Sopra, una piccola raccolta di calorosi incoraggiamenti dei dipendenti di Poste Italiane per la Nazionale.