cotalonga

Il portalettere è una figura che negli anni ha ispirato scrittori, artisti e registi. Un portalettere in pensione, per esempio, è il protagonista del romanzo “Il custode di Cotalonga”, scritto da Pasquale Gallicchio ed edito da Delta3. In questo romanzo Rocco “custodisce” il suo paese, cercando di farlo rinascere: rimette per esempio in funzione un antico mulino per due ragazzi del posto e garantisce la nascita di una cantina, grazie anche all’aiuto di un giovane, figlio di un emigrato del paese, che decide di tornare a Cotalonga.

La figura del portalettere

“Il portalettere, nei piccoli comuni così come nelle grandi città, non si limita a consegnare le lettere alla gente” racconta Gallicchio. “Chi scrive è sempre alla ricerca di personaggi particolari e penso che il portalettere, specialmente in una comunità piccola, sia capace di conoscere ogni persona, ogni casa e ogni luogo. Si tratta del personaggio migliore per poter descrivere l’ambientazione di un piccolo comune”.

Rocco, “Il custode di Cotalonga”

Rocco “è un catalizzatore di tutte le storie che si sviluppano a Cotalonga”. L’autore, nella sua creazione, si è ispirato anche ai vari portalettere che ha conosciuto. “I vecchi portalettere – racconta – godevano della massima fiducia delle persone, tanto che spesso coloro che non sapevano leggere si facevano aprire ed illustrare da loro la corrispondenza”. Per creare la figura di Rocco, portalettere in pensione che consegnava telegrammi e lettere in questa busta di cuoio stracolma, “ho preso ispirazione dai due portalettere del mio paese”. Rocco è anche un ponte tra i portalettere di un tempo e i portalettere moderni, “dal momento che viene da una famiglia di dipendenti di Poste Italiane”. “Da bambino Rocco consegnava la corrispondenza a cavallo con il padre, per poi passare a consegnarla lui stesso, in bici e in motocicletta”. Una volta raggiunta l’età della pensione, “Rocco è diventata l’anima stessa del paese, un punto di riferimento per tutti”.

Il fascino dei piccoli borghi

La storia è ambientata appunto in un piccolo borgo a rischio spopolamento, uno dei tanti presenti in Italia. Si tratta di un’ambientazione cara per Gallicchio, che sceglie sempre realtà piccole per i suoi romanzi.  “Niente è perduto per sempre” (Delta3) è ambientato, per esempio, a Bisaccia, in provincia di Avellino, casa dell’autore, mentre “L’assassino con le stellette. Indagini del giornalista Canio Bajonne”, a Calitri, sempre nella stessa provincia. “Il mio sforzo – evidenzia lo scrittore – è di catalizzare l’attenzione su questi piccoli comuni a rischio spopolamento”. Si tratta di una formula vincente, come spiega lo stesso scrittore “’L’assassino con le stellette’ ha vinto la sezione Inedito del Premio Nazionale il Borgo nel 2022, mentre l’anno scorso ‘Niente è perduto per sempre’, è stato premiato nella sezione edito dello stesso concorso, oltre ad essere stato inserito nella rosa dei 9 finalisti del premio Letterario Internazionale Viareggio. Molta gente che compra i miei romanzi si stupisce nel leggere di questi posti, che sembrano frutto della mia fantasia, mentre sono luoghi reali e visitabili”.