La lettera più celebre sul cambiamento climatico resta senza dubbio l’enciclica di Papa Francesco passata alla storia con le prime due parole “Laudato si’” che riprendono l’inizio del Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi. L’alluvione in Emilia Romagna ne conferma l’attualità.

La terra ferita

Il Papa ha voluto scrivere questa lettera “sulla cura della casa comune” nel maggio 2015, lo stesso anno dell’Accordo nella Conferenza di Parigi tra 196 Paesi per la riduzione delle emissioni di gas serra. Un accordo-base per i futuri percorsi di risanamento ecologico del pianeta che, purtroppo, nella pratica procede a rilento rispetto all’impegno comune per mantenere la crescita della temperatura pari a 1,5 gradi centigradi entro il 2050. Scritta per intero da Francesco, l’enciclica indica il punto centrale della questione: “La terra è ferita, serve una conversione ecologica”. Dopo questa enciclica la crisi climatica è diventata centrale. Grazie anche al ricorso di lettere aperte, collettive o individuali per contributi i più vari al dibattito: dai cervelloni al bambino della scuola primaria.

Scienza e società civile

Non si contano le lettere di climatologi, scienziati di ogni sapere, cittadini comuni che hanno affidato alla corrispondenza pubblica e privata il loro punto di vista sulla questione vitale per l’uomo e per la Terra. Nessuna grande questione attuale è tanto sentita e divisiva della politica a livello internazionale e nei singoli Paesi. Il punto più incerto resta il che fare efficace. Emerge in una lettera che alcuni sindaci di grandi città degli Stati Uniti scrissero nel novembre del 2016 al neoeletto presidente Donald Trump sul cambiamento climatico, invitandolo caldamente a non cancellare l’Accordo di Parigi sul clima. Scorrendo tante lettere attinenti alla transizione ecologica si evidenzia che l’analisi della situazione è sempre più puntuale e convincente, ma la cura si sta rivelando più lenta e contrastata del previsto. Nello stesso tempo la cura si avverte necessaria a fronte di criticità e disastri ambientali più frequenti.

Ecoshock

Qualche osservatore avveduto si spinge a scrivere di ecoshock per evidenziare la condizione di non ritorno del degrado ecologico in particolare nella regione mediterranea al centro della crisi climatica. Laudato si’ indica un percorso di conversione dalla mentalità padronale dell’uomo a una mentalità di fraternità e di servizio verso la natura e l’umanità. Oggi – scrive Francesco – non possiamo fare a meno di riconoscere che “un vero approccio ecologico diventa sempre più un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”. Ci vuole un uomo nuovo per salvare la Terra dal degrado. Lo aveva capito Gandhi che nel 1925 scriveva: “Finché l’uomo non si metterà di sua volontà all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sarà per lui alcuna salvezza”. Francesco ricorda che “l’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme” colpendo i più deboli. Problemi che “non trovano spazio sufficiente nelle agende del mondo” attardate sui rapporti di forza, sulle guerre, gli armamenti, le garanzie di benessere per minoranze elitarie.

La crisi pandemica

Nel febbraio del 2021, circa 130 scienziati climatologi, fisici, chimici, economisti, meteorologi, ambientalisti, idrogeologi firmarono una lettera aperta sulla necessità di collaborazione sistemica e non sporadica tra politici di tutti gli schieramenti e scienziati “perché ci sia una speranza di combattere efficacemente la crisi climatica in corso”. Dopo la lezione del Covid-19 sembrava il momento di fare tesoro di quella esperienza collaborativa. “La crisi climatica e ambientale, che richiede il passaggio ad un futuro decarbonizzato, resiliente e sostenibile, presenta molti aspetti di similarità con la crisi pandemica. Infatti, sia pure con tempi di sviluppo diversi, mostra anch’essa una accelerazione non lineare (della temperatura globale e degli eventi estremi) se non si agisce prontamente per limitarne le cause… In una situazione critica come questa dobbiamo quindi muoverci fin da ora per poter trovare le soluzioni necessarie a indirizzare il nostro futuro, e quello dei nostri figli, verso il benessere e la prosperità”.

Il ruolo degli studenti

Può completare il quadro una lettera aperta che un gruppo di scienziati, studiosi e attivisti rivolsero nel 2019 agli studenti per invitarli a farsi carico personalmente dell’emergenza ambientale. Tanti studenti in molte nazioni stanno affrontando il problema, “ma ancora molto pochi in Italia. Non notiamo in Italia lo stesso fermento che c’è all’estero e se dovesse essere perché pensate che i cambiamenti climatici non vi riguardano, vorremmo dirvi che vi sbagliate di grosso: niente più di questo fenomeno influirà sul vostro futuro, perché avrà effetti sulla disponibilità di acqua, sulla produzione di cibo, sulla sicurezza dei territori, sulle migrazioni. Vorremmo darvi un consiglio: fate emergere tutto l’egoismo che è in voi per difendere il vostro futuro, perché se la temperatura terrestre continuerà a salire la vostra vita sarà un inferno”.