Marina Rei (ph Simone Cecchetti)

“Scrivere musica per me è un’urgenza, una necessità. Non lo faccio per business e mai l’ho fatto”. Marina Rei, a 25 anni dall’uscita dell’omonimo primo album in italiano, è tornata con un nuovo disco di inediti, dal titolo decisamente evocativo in un periodo critico come quello che stiamo vivendo per l’emergenza sanitaria: “Per essere felici”. Un disco, spiega la stessa artista a Postenews, che è stato “concepito e suonato interamente a casa mia, ma in tempi precedenti al lockdown” e che comunque vuole evitare di “rincorrere alcun canone attuale di bellezza musicale o di stereotipo” ed è basato unicamente sul “desiderio di scrivere musica”.

La genesi di questo disco è stata complessa?
“Direi più che il disco è uscito in un momento complesso, a giugno. Avevo premeditato di uscire con il singolo a gennaio e non volevo spezzare il discorso iniziato. Non faccio musica per business, lo faccio perché è una mia necessità, una mia urgenza da sempre. Sapevo che non ci sarebbe stato un tour, quindi sono felice dell’uscita nonostante le difficoltà promozionali. Sono anche contenta del concerto che ho fatto a inizio settembre a Roma alla Cavea dell’Auditorium per i 25 anni dal mio primo disco. Il settore dello spettacolo, insieme al turismo, è tra i più penalizzati dal virus: per noi artisti si tratta di aver perso un intero anno di lavoro”.

Dai brani “Comunque tu”, “Dimenticarci”, e dal singolo e video “Bellissimo” emergono sonorità abbastanza cupe.
“Sono più cupe rispetto alla mia immagine iniziale, quella di 20 anni fa che ormai è lontana. D’altronde al tempo ero alla ricerca della mia identità: la mia evoluzione artistica e stilistica è cambiata da parecchio e chi mi ha seguito e mi segue lo sa. Nella vita tendiamo sempre a migliorare e crescere, a fare dei progressi. Così è nella musica”.

È cambiato molto il modo di lavorare con la musica rispetto a quando hai iniziato? Era più facile ora con i talent e i social o lo era allora con una discografia profondamente diversa?
“Di facile non c’è nulla. Anni fa la discografia dava sicuramente opportunità diverse e una maggiore attenzione al cantautorato e ai movimenti giovanili. Io sono stata fortunata e ho potuto far fruttare le mie esperienze, dai primi anni nei pub fino a Sanremo. Oggi è tutto cambiato, gira appunto tutto intorno ai talent. La musica dei giovani ha riferimenti musicali che appartengono al mercato internazionale, si è forse perso un po’ il fatto di essere più individuali e originali. E la discografia punta solo a quel mercato”.

Il tuo rapporto con i fan era ed è fatto anche di lettere?
“Sì ne arrivavano molte, ora sono solo mail. Ricordo quando facevamo i tour radio e si girava tutta Italia. Trovavamo delle lettere che arrivavano direttamente nelle radio. Erano parole di ragazzi e di ragazze che facevano complimenti, spesso mi raccontavano la loro vita e quanto la musica li avesse curati e aiutati nei momenti difficili. Rispondevo soprattutto a chi mi sembrava che avesse maggior bisogno di una parola di conforto e di vicinanza. Dopo tanti anni alcuni fan li trovo ancora ai miei concerti. E ancora oggi ci scriviamo via mail”.

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