Chiara Francini:
Chiara Francini con il padre

In questa intervista, realizzata dal magazine Postenews durante il periodo più duro del lockdown del 2020, l’attrice e scrittrice Chiara Francini parla del suo legame con il padre, ex dipendente delle Poste.

Chiara Francini non ha mai creduto alla teoria della scrittrice su un eremo, che deve isolarsi per sprigionare fantasia e creatività. “Quando scrivo sono una spugna e i miei romanzi, inevitabilmente, risentono di tutto quello che mi accade intorno”. E, mentre parliamo, “quello che le accade intorno” è un Paese che sta facendo i conti con un’emergenza sanitaria e che fino a pochi mesi fa, a causa delle restrizioni del lockdown, la teneva lontana da Campi Bisenzio dove vivono sua mamma Sara e papà Giancarlo. Già, papà Giancarlo, un ex dipendente di Poste tutto di un pezzo che anche in pensione, assicura Chiara Francini, si mantiene un accanito sostenitore di Poste e della sua storia.

La quarantena ha portato le persone a riscoprire il valore del tempo e, per esempio, a rileggere vecchie lettere. Qual è il tuo rapporto con le lettere?

“Non c’è dichiarazione d’amore o d’amicizia più bella, di maggiore potenza e romanticismo che quella affidata a una lettera. Io stessa quando ho dovuto comunicare qualcosa di importante ho sempre preso in mano carta e penna”.

Sarà anche per un antico legame con le Poste?

“Mio padre ha iniziato facendo il fattorino a Roma e racconta delle storie molte belle. Una volta consegnò una raccomandata a Ungaretti, un’altra vide il Papa, lo chiamò e lui si girò e si fece il segno della croce. Dopo che ha sposato mia madre si è trasferito a Firenze e ha lavorato al centro di smistamento di Campo di Marte. Si alzava tutti i giorni alle 4 del mattino per aprire il centro. Poi, ha diretto l’ufficio postale ad Artimino, un paese piccolissimo dove era molto amato dalle vecchiette”.

Che ricordi hai impressi del suo lavoro?

“Qualche volta lo seguivo al lavoro. Ero affascinata da tutte quelle lettere e dagli stanzoni enormi che le ospitavano nel centro di Campo di Marte. Ricordo che mio padre, che è sempre stato molto ligio e attento al suo lavoro, mi diceva sempre: “Non le toccare, quelle sono sacre””.

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