Ci sono parole che evocano al solo pronunciarle un senso inevitabile di distanza, di chiusura, di separazione. Carcere è una di queste. Quasi un luogo non luogo. Il luogo “dei delitti e delle pene” avrebbe detto Cesare Beccaria. Quando sei “fuori” le emozioni, le parole, i pensieri, gli affetti proprio perché così facilmente condivisibili, non vengono comunicati e vissuti nella loro pienezza: sono un bene scontato e quindi un valore sottovalutato. Quando sei “dentro” il bisogno di esprimersi diventa un bene assoluto e vitale per il detenuto: hai perso la possibilità di comunicare quando e come vuoi. Nella sua semplicità e immediatezza è la lettera ad avere il ruolo principale, come unico mezzo per i detenuti per comunicare in assenza di e-mail, cellulari, strumenti di cui la vita fuori è piena.

Gli Uffici Postali vicini alle case circondariali
“Una penna, un foglio, una busta e un francobollo, pochi oggetti indispensabili per farmi sentire ancora vivo, punti di forza per continuare a sopravvivere e resistere, anziché soccombere”: sono le parole toccanti di Marco, un detenuto nel carcere di Paliano (Frosinone). Poste Italiane da sempre è vicina alla realtà del carcere come interlocutore ideale per soddisfare questo bisogno di comunicazione. Gli Uffici Postali limitrofi alle case circondariali sono il punto di raccordo della corrispondenza. “Gli incaricati del carcere si presentano tutti i giorni, acquistano per conto dei detenuti grandi quantitativi di francobolli, circa 2.000 pezzi al mese”. A raccontare con toni a tratti emozionati in che modo l’Ufficio Postale si interfaccia con questo target così particolare è Giorgia, direttrice dell’Ufficio Postale Tiburtino Sud a Roma vicino al carcere di Rebibbia. “Alcuni detenuti arricchiscono con profumi o piccole decorazioni le buste contenenti la corrispondenza indirizzata alla persona amata. Le buste sono piene di disegni, qualche volta cuori, ricami… se per un attimo ci fermiamo a pensare a quello che ci può essere dentro e dietro quella lettera affrancata, l’emozione arriva potente”. Le buste indirizzate alle persone amate, ma anche i telegrammi, sono scritte come se non ci fosse un filtro. “Queste lettere sono gli unici mezzi che hanno a disposizione per portare la loro voce al di fuori. È come se vedessero in quella lettera un canale diretto, unico, senza frapposizione di altre strutture. È toccante”.

Il francobollo e l’attesa
Anche il mondo filatelico è vicino alla realtà delle carceri in Italia con iniziative ed eventi. Dopo una prima esperienza di qualche anno fa nel carcere di Bollate, dove reclusi appassionati di filatelia hanno avviato un circolo filatelico nella struttura che li ospitava, si sono susseguite varie iniziative con i referenti di Filatelia di Filiale, con il coinvolgimento di Poste Italiane, del Ministero della Giustizia, dello Sviluppo Economico e la Federazione fra le Società filateliche italiane. Tiziana, della Filiale di Frosinone, ha curato negli anni molte iniziative nella casa di reclusione di Paliano. “Nei detenuti cresce quotidianamente l’ansia dell’attesa di una lettera. Non una qualsiasi, proprio quella lettera. (…) Le Poste quotidianamente consegnano tante emozioni con il sole e con la pioggia, nei giorni feriali e in quelli estivi, sempre. Se non arriva si spera fiduciosi che il giorno dopo arrivi, così ci si dà coraggio. Nel frattempo il detenuto continua a scrivere per forza di inerzia o per reazione. La scrive, la legge la strappa (…) La pena da scontare è aggravata dalla misura afflittiva dell’abbandono. Ecco perché forse inconsapevolmente, il servizio reso da Poste Italiane, oltre che indispensabile, è vitale per chi vive una condizione di privazione della libertà personale. Una lettera è vita. A volte, una lettera arrivata in tempo salva una vita”.